Soft skills per lavorare nel non profit: la creatività - Job4good

Soft skills per lavorare nel non profit: la creatività

Avere un’attitudine innovativa nel generare idee. Ma anche saperle mettere in pratica. Possiamo riassumere così la creatività, una delle soft skills maggiormente ricercate nei professionisti del non profit.

Per quale motivo? Perchè la creatività è il mezzo attraverso il quale si possono risolvere numerosi problemi, soprattutto a fronte di una scarsa quantità di risorse.

Spesso, infatti, le organizzazioni non hanno ingenti quantità di denaro per chiedere l’apporto ad agenzie esterne. Ecco perché preferiscono rivolgersi al capitale umano già presente al proprio interno.

Sappiamo bene che la creatività può comprendere una grande quantità di aree di intervento. Ma in questo articolo la analizzeremo dal punto di vista della generazione di idee e risoluzione di problemi.

Sono Wolf, risolvo problemi

Lavorare per una ONP, soprattutto se piccola, significa trovarsi a far fronte a diverse difficoltà con poco budget. Ecco perché la creatività del personale diventa una vera e propria risorsa economica spendibile nel mercato del non profit.

Pensate, ad esempio, alla campagna virale Ice Bucket Challenge, che grazie a un’idea semplice, ma molto creativa, è riuscita a raccogliere in 2 anni 100 milioni di euro per la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica.

Ma se è facile collegare l’estro creativo al fundraising – e in generale alla comunicazione -, ci teniamo a precisare che questa skill può rivelarsi utile in tanti altri settori del non profit. Pensate a tutte le attività di ascolto e accompagnamento per minori o diversamente abili. Oppure a un HR manager che, facendo i conti i bilanci, devono trovare il modo per formare e motivare il personale. Fino ai project manager, che devono aggiudicarsi i progetti più vantaggiosi per l’organizzazione.

Insomma, riuscite a trasformare la parola budget in fantasia? Allora la vostra creatività vi tornerà utile.

Sviluppate il vostro pensiero creativo

La creatività non è una nozione che si impara sui banchi di master e università. Ma se provate a pensare alla vostra vita di tutti i giorni, probabilmente, troverete qualche circostanza in cui questa qualità è venuta fuori.

Da quando vi siete inventati il modo di far funzionare la lavatrice senza chiamare il tecnico. Oppure quando avete aiutato il vostro amico a organizzare una festa con pochissimo budget e in poco tempo. Partite da lì.

Se scavate a fondo, inoltre, vi stupirete di quante attività extra lavorative possono aver sviluppato il vostro pensiero creativo: volontariato, organizzazione di eventi, attività sportiva o, banalmente, nella preparazione di una cena con a disposizione poche materie prime.

Nel dettaglio, possiamo riassumere lo sviluppo del pensiero creativo in 5 fasi.

  1. Fluidità: saper adattare lo stesso concetto in contesti simili. Ad esempio – nella vita di tutti i giorni -, riciclare il tuo vecchio smartphone e utilizzarlo come diffusore di musica, senza ricorrere all’acquisto di un iPod. Oppure – nel mondo del lavoro -, puntare sul blogging nativo di Linkedin, se non si ha budget per aprire uno spazio web personale o aziendale.
  2. Adattabilità: utilizzare la stessa idea in contesti differenti. Quando eravate animatori all’oratorio di quartiere, avete organizzato una partita di calcetto per raccogliere fondi per la parrocchia? Allo stesso tempo, lo sport, potrebbe essere utilizzata per una giornata di team building per i giovani volontari della tuo organizzazione. E perché no? Magari il parroco si ricorda ancora di voi e non ha nessun problema a metter a disposizione gratuitamente le strutture.
  3. Implementazione: essere in grado di estendere alle prime due, nuovi elementi. Alla giornata di sport, potrebbe seguire un concerto o una cena di raccolta fondi.
  4. Originalità: la più difficile. Essere creativi significa avere idee sempre nuove. Uscite dalla confort zone: basta essere degli esecutori, dovete diventare degli ideatori.
  5. Rischio: la paura del fallimento è nemica del pensiero creativo.

Dimostrate il vostro lato creativo

Adesso dovete attirare l’attenzione dei recruiter. Che sia con un curriculum o un colloquio, dovete dimostrare di essere creativi.

Ma in che modo? Sottolineate i periodi della vostra vita che vi hanno messo alla prova, in questo senso.

Alcuni esempi:

  • Avete svolto attività di volontariato.
  • Avete cambiato lavoro più volte e, in ogni circostanza, siete riusciti a trasferire le vostre competenze da ruolo all’altro.
  • Avete viaggiato, magari spendendo pochissimo.
  • Avete raggiunto risultati importanti grazie a una vostra intuizione. Oppure, avete aiutato qualcuno a raggiungerli.
  • Avete svolto più lavori contemporaneamente e siete riusciti a gestire il vostro tempo in maniera ottimale, senza sacrificare la vota vita privata.

Non tralasciate niente, neanche i dettagli che considerate più insignificanti. Probabilmente siete dei creativi, ma non lo sapete ancora.

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Un commento su “Soft skills per lavorare nel non profit: la creatività

  1. Isabella on Rispondi

    Grazie per queste belle righe!!!Mi sono state di conforto.Sono una bimba grande di 45 anni che dopo taaante rialzate deve RICOMINCIARSI e il mondo fuori non dà ascolto a chi di fantasia,energia e iniziativa ha vissuto…E’stimolante e fonte di fiducia leggere che ciò che sei non è poi così male;il guaio è che dubito che chi è nella posizione di sceglierci possieda gli stessi attributi di chi gli scrive…

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