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Professione fundraiser: chi è e cosa fa

Gestione del budget, delle risorse umane, organizzazione di eventi, comunicazione e relazione con i donatori. Sono queste le principali funzioni del fundraiser: una figura eclettica che opera con diversi reparti dell’organizzazione e il cui obiettivo è creare strategie efficaci per massimizzare le donazioni.

Questo articolo non ha la pretesa di inquadrare in tutte le sue sfaccettature la figura del fundraiser. Per chi volesse approfondire ci sono interi libri a riguardo (per citarne un paio: Professione Fundraiser di Elena ZanellaFundraiser: professionista o missionario? di Valerio Melandri).

Fatta questa premessa, cerchiamo di capire meglio di cosa si occupa un fundraiser e cosa serve per diventarlo.

Cosa fa un fundraising manager?

Riassumendo, si può definire come la forza trainante dietro gli sforzi dell’attività di raccolta fondi. In altri termini, il fundraiser deve:

sviluppare gli obiettivi e il piano per la raccolta fondi, in accordo con la mission dell’organizzazione;
• identificare il target dei potenziali donatori;
• interagire direttamente con i donatori e con gli influencer;
• redigere la campagna di raccolta fondi, dalla fase di ideazione a quella di report;
• pianificare e gestire azioni di marketing e comunicazione;
• organizzare eventi;
• sviluppare collaborazioni con altre organizzazioni e con le istituzioni;

Le skills del fundraiser sono varie e toccano diversi campi, dalla comunicazione alla gestione delle risorse. Il successo di una campagna, in questo senso, è direttamente collegato alle capacità personali di chi la pianifica e la gestisce. La creazione di campagne innovative è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo: aumentare il flusso di donazioni e fidelizzare i donatori già attivi.

Se avete deciso di intraprendere questo tipo di carriera, dovete innanzi tutto concentrarvi sulle vostre attitudini personali, prima ancora di esplorare competenze tecniche specifiche. Dovete tener conto che la raccolta fondi è un’attività svolta a stretto contatto con il pubblico. Un fundraiser, quindi, deve avere un carattere estroverso, essere in grado di parlare in pubblico ed essere a proprio agio durante gli eventi.

Si tratta di caratteristiche non negoziabili. Chi analizzerà la vostra candidatura, molto probabilmente, valuterà la vostra capacità di intrattenere conversazioni e tessere relazioni. Vogliamo darvi un piccolo consiglio: in caso di colloquio, cercate di essere preparati e aggiornati sui principali temi sociali di attualità e dimostrare di avere una forte capacità argomentativa.

Quali sono le competenze specifiche di un fundraiser?

Negli ultimi dieci anni si è sviluppata una forte attenzione nei confronti di questa figura. Possiamo dire che è uno dei ruoli più importanti all’interno di una onlus. Per questo motivo sono nati corsi di laurea e master specifici.

In generale, il percorso formativo del fundraiser si colloca tra la sfera economica e quella della comunicazione. Rientrano in questo campo le pubbliche relazioni e scienze della comunicazione, l’economia aziendale e il marketing.

Per essere più competitivi, tuttavia, una laurea in questo settore dovrebbe essere solamente una solida base sulla quale costruire competenze più specifiche al terzo settore. Vi consigliamo di intraprendere un percorso post laurea in fundraising e, soprattutto, in digital fundraising, vista l’importanza sempre grande che il web sta assumendo in questa attività.

E soprattutto, non adagiatevi. Dimostrate di essere sempre aggiornati sui nuovi strumenti, sui nuovi canali e sulle nuove piattaforme che avete a disposizione. Il mercato e la tecnologia corrono veloci e voi dovete stare al passo. La capacita di innovarsi (e di innovare) è ciò che può fare la differenza per la riuscita di una campagna o un suo fallimento.

Se non avete esperienza diretta nel terzo settore, o ne avete poca, dovete valorizzare le capacità maturate in altri ambienti, come quello aziendale. Tenete presente che, in questo caso, la mission è diversa: alle vendite si sostituiscono le donazioni.

Tuttavia, alcune skills possono essere riadattate al mondo del non profit. Avere dimestichezza, ad esempio, con la gestione di impresa e dei clienti può essere un buono spunto per dimostrare la vostra predisposizione a intraprendere questo tipo di carriera.

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