lavorare nel non profit non laureato

Vorrei lavorare nel non profit, ma non sono laureato

Vorrei lavorare per una organizzazione non profit, ma non sono laureato, ho delle possibilità?

Si tratta di una domanda che ci pongono spesso e dare una risposta definitiva è molto difficile. In linea di principio, ci sentiamo di dire che nulla è impossibile. Quindi: sì, anche per i non laureati c’è posto nel mondo del lavoro non profit.

Per alcune posizioni, pensiamo ad esempio all’ambito dei servizi o i reparti amministrativi, è possibile trovare vacancy che non richiedano necessariamente una laurea. Anche se, ci teniamo a precisarlo, la sempre più professionalizzazione dei lavoratori del terzo settore, sta alzando l’asticella anche per ruoli che prima non richiedevano necessariamente una formazione universitaria.

Per questo motivo, crediamo e ribadiamo che il lavoro del terzo settore non è il fratello minore di quello corporate. Al contrario, gli operatori del non profit sono – e devono essere – altamente professionalizzati, tanto quanto i loro colleghi del profit.

lavorare nel non profit

Innanzi tutto, perché?

La prima cosa su cui dovete lavorare è la motivazione. Ripetiamo: se scegliete il non profit perché credete che sia un mercato del lavoro più facile e accessibile, lasciate perdere. Se, invece, avete un atteggiamento orientato alla mission delle organizzazioni, ne condividete i valori e volete che il vostro lavoro abbia valenza sociale, allora siamo sulla buona strada.

Una delle vostre armi a disposizione, per cercare di convincere i recruiter che siete il professionista giusto, è proprio la vostra motivazione personale. A parità di competenze, infatti, la condivisione di un’idea di mondo comune, tra candidato e selezionatori, può fare la differenza. Magari mettendo in secondo piano la minore formazione.

È possibile, infatti, che un professionista sia entrato nel mondo del lavoro in un periodo in cui la laurea, per una determinata mansione, non era necessaria. Quando tale professionista decide, ad esempio, di voler cambiare lavoro e ricollocarsi nel non profit, molto probabilmente avrà le competenze adatte, ma non il titolo di studio.

In questi casi, per competere con altri candidati, deve lavorare molto sulle proprie motivazioni e sulla capacità di trasmetterle agli HR manager.

Fate volontariato

Se ancora non lo avete fatto, siete già in ritardo. Il modo migliore per conoscere il non profit è viverlo da vicino, in prima persona.

Diversi operatori delle risorse umane di organizzazioni non profit ci hanno raccontato di aver conosciuto molti candidati iper-formati, che avevano anche frequentato moltissimi master, che però non avevano mai vissuto da vicino l’esperienza del terzo settore. Il risultato? sicuramente un’alta conoscenza della teoria, ma poco contatto con la pratica.

Il volontariato, invece, prepara all’opposto, dando fin da subito un assaggio di ciò che accade sul campo. Che, a volte, non viene spiegato nelle aule universitarie. Si tratta, in altri termini, di un buon modo per aumentare le competenze richieste nel terzo settore e potrebbe anche generare utili contatti.

Se avete meno di 28 anni, inoltre, un ottimo metodo per entrare nel mondo del non profit è il Servizio Civile Nazionale.

Valorizzate le vostre soft skills

Creatività, problem solving, orientamento ai risultati, intelligenza emotiva spirito organizzativo. Si tratta di competenze personali che non necessariamente si affinano con gli studi universitari, ma piuttosto con la partecipazioni in diverse attività o lavori.

Se, ad esempio, avete fatto parte di comitati organizzativi o gestito eventi di varia nature, non esitate ad indicarlo su un potenziale CV. Da questo tipo di esperienze potrete dimostrare che attraverso le vostre capacità abbiate aportato dei risultati concreti.

Competenze linguistiche

Un altro ottimo biglietto da visita è la padronanza di una o più lingue straniere. Tra tutte, sicuramente l’inglese. Ma, se pensiamo al vasto universo della cooperazione internazionale, ad esempio, sono molto importanti anche francese, spagnolo e portoghese. Per progetti di mediazione nelle periferie, invece, possono tornare utili anche arabo e cinese.

Insomma, se nella vita vi è capitato di viaggiare molto o di aver imparato per diversi motivi numerose lingue straniere, sicuramente avrete qualcosa da valorizzare e su cui poter puntare, anche in assenza di una laurea.

Non è mai troppo tardi per studiare!

Se c’è un gap tra voi e gli altri professionisti, almeno dal punto di vista della formazione universitaria, non è detto che debba rimanere tale nel corso del tempo. Negli ultimi anni, l’offerta formativa per gli operatori del terzo settore si è allargata, coprendo pressoché tutte le possibili professionalità.

Entrate nell’ottica che, come per qualsiasi altro lavoro, la formazione continua e costante deve essere una vostra priorità. Questo consiglio è valido anche per coloro che sono già in possesso di un titolo di studio valido. A maggior ragione, diventa fondamentale per chi, invece, non ha una formazione specialistica.

Prendetevi del tempo per studiare e aggiornarvi. Ne raccoglierete, sicuramente, i frutti.

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