Colloquio: se il candidato diventa intervistatore?

Dal curriculum, alla chiamata per il colloquio: tutto è andato bene. E probabilmente siete anche convinti di aver fatto una buona impressione sul recruiter e che, presto, verrete contattati per iniziare il vostro nuovo lavoro.

E invece il telefono tace. Non demoralizzatevi: succede. Del resto siete stati in competizione con altri professionisti, capaci, competenti e preparati come voi e solamente uno avrebbe ottenuto il lavoro.

Coglietela, invece, come un’occasione per capire se e cosa avete sbagliato durante l’intervista, in modo da potervi presentare più preparati la prossima volta. In questo articolo (link), vi abbiamo raccontato quali sono gli errori da non commettere durante un colloqui di lavoro per una organizzazione non profit.

Ora, invece, vogliamo darvi un consiglio in più: puntate sulla curiosità. Interagite con i selezionatori e fategli anche voi delle domande. In altre parole, passate da intervistati a intervistatori.

L’approccio

Cambiate mentalità e abbandonate l’idea classica del colloquio di lavoro, inteso come una sorta di interrogatorio. Recruiter ed HR manager cercano sempre di più candidati unici e originali, soprattutto nel settore del non profit.

I selezionatori avranno avuto a che fare con centinaia di candidati, durante la loro carriera. Avranno ascoltato altrettanti racconti sulle esperienze professionali, gli studi e le conoscenze linguistiche. Siamo sicuri, tuttavia, che in pochi sono rimasti realmente impressi nella loro memoria.

Se, invece, provate a rompere lo schema, siamo sicuri che riuscirete a guadagnare un vantaggio competitivo sugli altri candidati.

Per questo motivo, preparate il colloquio come un dialogo a doppio. Siate voi stessi attori attivi nella discussione. In che modo? Facendo domande al vostro interlocutore. La curiosità è una qualità molto apprezzata e restituisce di voi un’immagine molto positiva.

Tenete, ovviamente, bene a mente le 2 regole della buona educazione:

  • non interrompete il vostro interlocutore;
  • aspettate il vostro il turno.

E, aggiungiamo:

  • Prestate molta attenzione a ciò che vi viene detto, in modo da poter fare domande pertinenti e dimostrare di aver ascoltato.

Curiosità e condivisione e condivisione dei valori

Il mondo nel settore non profit ha una caratteristica importantissima: la condivisione dei valori dell’organizzazione. Aderire o meno alla mission dell’ente per il quale vi state candidando, può davvero fare la differenza sulla scelta dei responsabili.

Se siete arrivati all’intervista, probabilmente lo avete dichiarato, più o meno apertamente, nel curriculum e nella lettera di presentazione. Ma durante il colloquio, avete la possibilità di dimostrarlo. La curiosità e la scelta delle domande giuste, sono un ottimo metodo.

Potete scegliere di fare domande relative al ruolo per il quale vi state candidando e, quindi, alla vostra professionalità:

  • “Ho seguito la vostra campagna contro l’abbandono dei cani, molto originale, come vi è venuta l’idea?”
  • “Avrei una domanda sul vostro progetto in Costa d’Avorio, collaborate anche con dei volontari ivoriani? Come siete entrati in contatto con loro? Perché, dalla mia esperienza, ho notato che i progetti raggiungono risultati migliori se svolti in collaborazione con i volontari del posto”
  • “Quale programma utilizzate per l’editing video? Io sono abituato a usare Adobe Premiere, ma mi piacerebbe conoscere nuovi applicativi”

Oppure potete rivolgere la vostra curiosità ad argomenti di carattere più generale:

  • “Sulla vostra pagina Facebook ho visto che Vasco Rossi è un vostro testimonial, come avete fatto a entrare in contatto con lui?”
  • “So che seguite alcuni progetti in Ecuador, anche se non sono un cooperante, il Sud America mi ha sempre affascinato e vorrei conoscere l’esperienza di chi l’ha vissuto”

Infine, scegliete le domande da porre anche in base al vostro interlocutore. Probabilmente, i selezionatori saranno almeno 2: il recruiter e il responsabile dell’area alla quale vi state candidando. Non abbiate timore di rivolgervi all’uno o all’altro, cambiando i termini della discussione.

Domande da non fare

Tutto ciò che riguarda il vostro inquadramento:

  • stipendio;
  • ferie;
  • benefit;
  • forma contrattuale.

Non perché non siano importanti, ma questo tipo di informazioni vi verranno comunicate dal recruiter stesso durante il colloquio. Non abbiate fretta.

La parte finale

Alcune persone, con un carattere più timido e riservato, possono avere difficoltà nell’indirizzare il colloquio sulle domande che vogliono porre ai recruiter. Nessun problema, siamo tutti diversi e alcune personalità escono sul medio lungo periodo.

Se fate parte di questa categoria, tuttavia, avrete anche voi la vostra occasione. Spesso è concentrata nella parte finale dell’intervista, quando i selezionatori chiedono al candidato di portare eventuali dubbi o chiarimenti.

Il consiglio che vogliamo darvi, in ogni caso, è di arrivare preparati, preparandovi prima una serie di domande da presentare al colloquio.

Come per ogni cosa: mai improvvisare!

Colloquio di lavoro

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