Tagli a USAID: l’impatto sulle ONG italiane e sul lavoro nel Terzo Settore

Nel 2024 l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale pesava per il 17% del budget di INTERSOS e per circa il 15% di quello della Fondazione AVSI, con un assegno previsto da 17 milioni di euro per il 2025. Nel giro di poche settimane, da fine gennaio 2025, quei contributi si sono fermati. Le organizzazioni hanno dovuto sospendere personale, chiudere ambulatori, fermare programmi nutrizionali. รˆ la fotografia di cosa significa, per la cooperazione italiana, la decisione dell’amministrazione statunitense di smantellare USAID.

Il provvedimento รจ arrivato con un ordine esecutivo a inizio 2025. Da lรฌ รจ partita una sequenza rapida: blocco dei pagamenti ai partner, congelamento dei contratti giร  firmati, licenziamento di circa 1.600 dipendenti statunitensi dell’agenzia, riassegnazione dei fondi ad altri capitoli del bilancio federale. La cifra macroeconomica รจ netta. Gli Stati Uniti hanno speso 32 miliardi di dollari in aiuti esteri nel 2025, contro i 68 dell’anno prima. Il budget proposto per il 2026 per la salute globale si fermerebbe a 3,8 miliardi di dollari, il 60% in meno rispetto al 2025. A maggio 2026 l’amministrazione ha annunciato il dirottamento di altri 2 miliardi originariamente destinati a programmi sanitari globali per coprire i costi di chiusura dell’agenzia.

Cosa succede alle ONG italiane

In Italia il sistema della cooperazione internazionale conta 268 organizzazioni della societร  civile riconosciute dall’AICS al 15 aprile 2026. Il loro valore complessivo, calcolato sui bilanci aggregati dal report Open Cooperazione, ha superato 1,4 miliardi di euro nel 2024. Operano in 119 Paesi e raggiungono 238 milioni di persone. Il mix di finanziamento รจ 58% pubblico, 42% privato. Sul pubblico, il 37% arriva da AICS e MAECI, il 33% da UE ed ECHO, il 15% da enti territoriali tramite cooperazione decentrata, il 14% restante da agenzie ONU e altri donatori internazionali.

USAID non rientrava nella voce italiana AICS-MAECI. Stava fuori, su una linea aggiuntiva e rilevante per quelle organizzazioni che da anni costruivano consorzi internazionali e accedevano a programmi americani per missioni in Africa, Medio Oriente, America Latina. Da AOI, la rete nazionale delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietร  internazionale, รจ arrivata una stima interna: oltre 10 milioni di euro bloccati per una decina di ONG aderenti. INTERSOS ha dichiarato che l’impatto dei tagli non puรฒ essere assorbito nel breve periodo senza compromettere i servizi. AVSI ha indicato in 17 milioni di euro il valore atteso dei contratti con USAID per il 2025: una quota difficile da sostituire con altri donatori in tempi rapidi.

Il governo italiano ha provato a intervenire per via diplomatica. La Farnesina ha aperto un canale di pressing su Washington per salvaguardare almeno i contratti giร  firmati con le organizzazioni italiane. I risultati, al momento, restano parziali.

Il colpo per chi lavora nella cooperazione

La parte meno raccontata della crisi riguarda le persone. Secondo il monitoraggio pubblico dello stop-work USAID, a maggio 2025 risultavano persi almeno 233.818 posti di lavoro nel mondo, distribuiti su 159 organizzazioni umanitarie. Le stime aggregate dei principali osservatori internazionali indicano circa 60.000 operatori dello sviluppo a rischio di licenziamento globale entro la fine del ciclo di ristrutturazione: tra loro project manager, medici, ostetriche, educatori, esperti di nutrizione, fundraiser, comunicatori.

Sul versante italiano i numeri sono piรน piccoli ma di stessa natura. Quando una ONG come INTERSOS รจ costretta a mettere in congedo intere รฉquipe di un progetto, gli effetti ricadono prima sul personale locale e sugli espatriati italiani, poi sui contratti a tempo determinato legati a quei progetti, infine sui ruoli di sede (gestione, fundraising, comunicazione, monitoraggio). รˆ un effetto domino che parte dal campo e arriva agli uffici di Roma, Milano, Reggio Emilia, Bologna.

C’รจ anche un secondo effetto, meno visibile ma altrettanto pesante. Le ONG italiane che negli ultimi cinque anni avevano accelerato sulle assunzioni, anche grazie al ciclo di crescita registrato da Open Cooperazione, oggi stanno rivedendo le pianificazioni del personale. Le ricerche su profili come “project manager cooperazione internazionale” o “logistica missioni” stanno calando in volume. Le organizzazioni che pubblicano annunci si concentrano su ruoli essenziali e su profili senior, riducendo la finestra per chi vorrebbe entrare nel settore da junior.

Per chi nel settore ci lavora o vorrebbe entrarci, la conseguenza pratica รจ una: il mercato del lavoro nella cooperazione italiana sta diventando, almeno per i prossimi 24-36 mesi, piรน selettivo, piรน verticale, piรน orientato a chi ha giร  esperienze sul campo.

Le strade che stanno provando le ONG italiane

La risposta del settore non รจ una sola. Le organizzazioni italiane stanno sperimentando in parallelo strade diverse.

La prima รจ la diversificazione dei donatori. Le ONG storicamente piรน dipendenti da USAID stanno aumentando le candidature su programmi UE (Echo, NDICI, Erasmus+), su bandi AICS e su finanziamenti privati. La Fondazione Cariplo a maggio 2026 ha rilanciato il bando InnovaWelfare con 2,5 milioni di euro, mentre il Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo ha portato la dotazione 2026 a 30 milioni di euro, con prioritร  tra cui l’inclusione di migranti e rifugiati. Sono importi non sostitutivi del buco lasciato da USAID, ma utili per coprire alcune linee.

La seconda strada รจ la localizzazione. Spostare quote crescenti di operativitร  e responsabilitร  sui partner locali nei Paesi di intervento. La scelta riduce i costi fissi delle missioni e risponde a una richiesta che da anni veniva fatta al settore dalle stesse istituzioni europee. Significa perรฒ anche meno espatriati italiani sul campo nei prossimi anni, con un riflesso diretto sui profili professionali che si potranno costruire in Italia.

La terza รจ il consolidamento. Fusioni, condivisione di servizi tra ONG di dimensioni simili, accorpamento di sedi. Non รจ ancora un trend conclamato in Italia, ma รจ uno scenario aperto, soprattutto per le organizzazioni di taglia media che oggi reggono solo grazie a un mix complesso di finanziamenti, con poca flessibilitร .

La quarta รจ il fundraising privato individuale e corporate. Le organizzazioni che giร  negli ultimi anni avevano investito su 5×1000, lasciti, campagne digitali, sono quelle meglio posizionate per attraversare la crisi. Per chi non aveva costruito quella base, l’asticella per recuperare in tempi brevi รจ alta.

Una storia che tocca tutto il sistema della cooperazione

รˆ utile non leggere i tagli USAID come un problema americano. La decisione di Washington produce un effetto sistemico su un’architettura, quella della cooperazione internazionale, costruita in trent’anni intorno a un equilibrio tra donatori pubblici occidentali, agenzie ONU, fondazioni private e ONG operative. Quando il singolo donatore piรน rilevante esce dal sistema, le conseguenze si scaricano sull’intero tessuto: meno coordinamento, piรน competizione tra organizzazioni sugli stessi fondi residui, costi di compliance che restano e bilanci che si assottigliano.

Le stime indipendenti piรน citate calcolano che lo smantellamento di USAID e i tagli connessi potrebbero generare, entro il 2030, oltre 14 milioni di morti aggiuntive nei Paesi a basso reddito, di cui piรน di 4 milioni di bambini sotto i cinque anni. รˆ un costo umano che ricade su popolazioni che, dalla guerra civile in Sudan alle crisi alimentari nel Sahel, giร  vivono in condizioni di emergenza prolungata.

Per il Terzo Settore italiano della cooperazione, la sfida non รจ solo finanziaria. รˆ mantenere viva, nei prossimi anni, una capacitร  operativa che si รจ costruita con tempo e fatica. Tra le 268 organizzazioni riconosciute dall’AICS, alcune sono piccole strutture territoriali, altre sono organizzazioni medio-grandi con migliaia di operatori in Paesi complessi. Tutte stanno facendo i conti con la stessa domanda: come reggere l’urto e arrivare al ciclo successivo, conservando le competenze.

Cosa guardare nei prossimi mesi

Tre indicatori meritano attenzione.

Il primo รจ la legge di bilancio europea e il livello di rifinanziamento di Echo e NDICI. Se l’Unione decide di compensare anche solo in parte il vuoto americano, le ONG italiane giร  attrezzate per accedere a quei programmi avranno una boccata d’aria.

Il secondo รจ la stabilitร  dei finanziamenti AICS. Una variazione del programma triennale di cooperazione italiana inciderebbe immediatamente sull’occupazione del settore in Italia.

Il terzo รจ la capacitร  del Terzo Settore italiano di costruire una narrazione pubblica sui costi reali della crisi. Il mercato del lavoro della cooperazione non รจ un’astrazione: sono migliaia di professioniste e professionisti formati, in Italia e nei Paesi di intervento, che oggi rischiano di non trovare piรน una collocazione stabile nel settore.


Domande frequenti

Cosa รจ successo a USAID nel 2025?

Con un ordine esecutivo del Presidente degli Stati Uniti รจ stato avviato lo smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale. Sono stati bloccati i pagamenti ai partner, licenziati circa 1.600 dipendenti, riassegnati i fondi ad altri capitoli del bilancio federale. Il budget federale per gli aiuti esteri รจ passato da 68 a 32 miliardi di dollari tra il 2024 e il 2025.

Quali ONG italiane sono piรน colpite?

Tra le piรน esposte ci sono INTERSOS, per cui USAID rappresentava il 17% del budget 2024, e la Fondazione AVSI, che attendeva contratti per circa 17 milioni di euro nel 2025. AOI ha stimato oltre 10 milioni di euro bloccati per una decina di ONG aderenti alla rete.

Quanti posti di lavoro sono a rischio nel mondo?

A maggio 2025 il tracker pubblico dei licenziamenti collegati allo stop-work USAID contava 233.818 posti persi su 159 organizzazioni. Le stime aggregate indicano circa 60.000 operatori della cooperazione a rischio globale entro la fine del ciclo di ristrutturazione.

E in Italia?

I dati specifici italiani sono ancora frammentari. L’impatto si vede in primo luogo nei contratti a tempo determinato sui progetti USAID e nelle รฉquipe espatriate. Le ONG stanno rivedendo la pianificazione delle assunzioni e privilegiano i profili senior con esperienza sul campo.

L’Italia puรฒ compensare?

Da sola no, almeno non per la quota dei fondi USAID. Il governo italiano sta facendo pressing diplomatico per salvaguardare i contratti giร  firmati. Le risorse private (fondazioni bancarie, 5×1000, raccolta individuale) possono coprire alcune linee. Una compensazione piรน ampia richiederebbe un intervento coordinato a livello europeo.

Come si puรฒ sostenere il lavoro delle ONG italiane in questo momento?

Le organizzazioni segnalano tre canali utili: destinare il 5×1000, attivare donazioni continuative (piรน stabili delle erogazioni una tantum), candidarsi a posizioni aperte sui progetti che proseguono. Per chi cerca lavoro nel settore, la piattaforma per il lavoro nel Terzo Settore Job4Good raccoglie e dร  visibilitร  agli annunci pubblicati direttamente dagli enti, ONG comprese, e mantiene una lista delle 268 ONG italiane riconosciute dall’AICS.

Fonti

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