CCNL Terzo Settore: cosa scade il 30 giugno 2026 e perché il settore convive con decine di contratti
Nel Terzo Settore non esiste un solo CCNL. Esistono decine di contratti collettivi diversi, applicati a seconda della natura giuridica dell’ente e del tipo di attività. Il 30 giugno 2026 ne scade uno in particolare: il contratto per i dipendenti delle associazioni e altre organizzazioni del Terzo Settore firmato da Confimpreseitalia, Fesica-Confsal e Confsal il 20 luglio 2023. È un buon momento per capire come funziona davvero la contrattazione in un settore che, secondo il censimento Istat sulle istituzioni non profit, al 31 dicembre 2022 contava 919.431 dipendenti, in crescita del 2,9% sull’anno precedente.
La tesi è semplice. Chi lavora nelle risorse umane di un ente del Terzo Settore non ha bisogno di sapere tutto sui contratti collettivi. Ha bisogno di sapere quale si applica al suo ente, quando scade, e cosa cambia quando viene rinnovato. Il resto è materia per consulenti del lavoro. Qui proviamo a mettere ordine.
Quale CCNL scade il 30 giugno 2026?
Il contratto in scadenza è il CCNL per i dipendenti delle associazioni ed altre organizzazioni del Terzo Settore, sottoscritto da Confimpreseitalia, Fesica-Confsal e Confsal. È in vigore dal 1° luglio 2023 e arriva a termine il 30 giugno 2026.
Il rinnovo del 2023 aveva toccato diversi punti: il campo di applicazione, il periodo di prova, i minimi tabellari, l’indennità di ferie e gli istituti della quattordicesima, del lavoro straordinario e della riduzione annua. Una delle modifiche riguardava il mondo sportivo, con il contratto che resta applicabile dalle associazioni sportive ma non più da chi gestisce impianti sportivi.
Attenzione a un punto che genera confusione. Questo contratto non è il più diffuso del settore. Copre una parte del mondo associativo, ma molti enti applicano altri CCNL, a partire da quelli delle cooperative sociali e del comparto socio-sanitario. La sua scadenza è un buon segnale per fare il punto, non un evento che riguarda tutto il Terzo Settore allo stesso modo.
Perché nel Terzo Settore non esiste “un” CCNL
La domanda che più spesso arriva da chi si affaccia al settore è: qual è il contratto del Terzo Settore? La risposta corretta è che non ce n’è uno solo. La contrattazione è frammentata su molti contratti, e l’ente sceglie quello applicabile in base alla propria forma giuridica e alle attività che svolge.
I contratti più applicati nel comparto sono tre famiglie.
Il primo è il CCNL delle cooperative sociali, il riferimento per chi gestisce servizi socio-assistenziali, educativi e di inserimento lavorativo attraverso la forma della cooperativa. È il più capillare nei servizi alla persona.
Il secondo è il CCNL UNEBA, contratto del comparto socio-sanitario e assistenziale, applicato da molte istituzioni che operano nell’assistenza, spesso di ispirazione religiosa o legate a fondazioni.
Il terzo, meno intuitivo, è il CCNL del commercio e terziario. Molte fondazioni, grandi associazioni e ONG lo adottano per il personale amministrativo, perché non esiste un contratto dedicato agli impiegati amministrativi del Terzo Settore e quei contratti socio-sanitari risultano troppo legati ai servizi operativi.
A questi si aggiungono il contratto Confsal in scadenza a giugno e altri accordi minori. Il risultato è un mosaico in cui due enti che fanno un lavoro simile possono applicare contratti diversi, con minimi tabellari, livelli e istituti differenti. Per chi confronta una retribuzione tra due offerte, è una variabile da non sottovalutare.
Cosa succede ai contratti già scaduti
La scadenza di un CCNL non azzera le tutele. Quando un contratto arriva al termine senza rinnovo, di norma continua ad applicarsi in regime di ultrattività finché le parti non firmano il nuovo accordo. I lavoratori non restano scoperti.
È quello che sta accadendo agli altri grandi contratti del settore. Il CCNL delle cooperative sociali, firmato il 26 gennaio 2024, è formalmente scaduto il 31 dicembre 2025 e prosegue in ultrattività, mentre alcune novità del rinnovo sono già entrate in vigore dal 1° gennaio 2026, come il passaggio degli educatori al livello D2 e l’applicazione dell’accordo integrativo del 17 settembre 2025. Il CCNL UNEBA era anch’esso in vigore fino al 31 dicembre 2025, con l’ultima tranche di aumenti programmata per marzo 2026 e il rinnovo che si discuterà presumibilmente nel secondo semestre dell’anno.
Il negoziato è già aperto. A marzo 2026 la FP CGIL nazionale ha presentato le piattaforme contrattuali per il rinnovo dei contratti delle cooperative sociali e di UNEBA. Tradotto: il secondo semestre 2026 sarà denso di trattative, e chi gestisce il personale farà bene a seguirle, perché i nuovi minimi incidono su budget, bandi e sostenibilità dei progetti.
Cosa significa per chi assume nel Terzo Settore
Per un responsabile HR di una cooperativa o di una fondazione, la frammentazione contrattuale ha conseguenze molto concrete.
La prima riguarda la chiarezza verso chi si candida. Indicare in modo trasparente il contratto applicato e la retribuzione lordi aiuta a ridurre i fraintendimenti e ad attrarre profili più in linea. Non è solo buona pratica: la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, in fase di recepimento, spinge tutto il mercato del lavoro in questa direzione, Terzo Settore compreso.
La seconda riguarda i tempi. Un rinnovo contrattuale modifica i minimi tabellari e quindi il costo del lavoro previsto nei progetti pluriennali. Chi pianifica assunzioni nel 2026 dovrebbe tenere conto del fatto che i contratti di cooperative sociali e UNEBA sono in rinnovo, e che gli aumenti incideranno sui conti.
La terza è la più operativa. Quando un ente pubblica un annuncio di lavoro, indicare il CCNL di riferimento è uno dei pochi modi per rendere comparabile un’offerta in un settore dove la stessa mansione può essere inquadrata in modi diversi. Su questo Job4Good mette a disposizione strumenti pensati per il settore, come il simulatore dei CCNL del Terzo Settore, utile per stimare lordo, netto e costo aziendale dei principali contratti del comparto.
La frammentazione contrattuale non è un difetto da denunciare. È la conseguenza di un settore nato per pezzi, in tempi diversi, con storie diverse. Ma chi assume nel Terzo Settore lavora meglio se la conosce. E chi cerca lavoro nel nonprofit sceglie meglio se le offerte gli dicono, nero su bianco, quale contratto le regola.
Domande frequenti sul CCNL del Terzo Settore
Esiste un unico CCNL del Terzo Settore? No. La contrattazione è frammentata su più contratti. I più applicati sono il CCNL delle cooperative sociali, il CCNL UNEBA per il comparto socio-sanitario e, per il personale amministrativo di fondazioni e grandi associazioni, il CCNL del commercio e terziario.
Quale CCNL scade il 30 giugno 2026? Il CCNL per i dipendenti delle associazioni ed altre organizzazioni del Terzo Settore, firmato da Confimpreseitalia, Fesica-Confsal e Confsal il 20 luglio 2023 e in vigore dal 1° luglio 2023.
Cosa succede quando un CCNL scade senza rinnovo? Di norma il contratto continua ad applicarsi in regime di ultrattività fino alla firma del nuovo accordo. Le tutele e i minimi restano in vigore nel frattempo.
Il CCNL delle cooperative sociali è ancora valido nel 2026? È formalmente scaduto il 31 dicembre 2025 e prosegue in ultrattività. Alcune novità del rinnovo, però, sono già operative dal 1° gennaio 2026, come il passaggio degli educatori al livello D2.
Quando saranno rinnovati i contratti delle cooperative sociali e UNEBA? Le trattative sono aperte: a marzo 2026 la FP CGIL nazionale ha presentato le piattaforme contrattuali. Il rinnovo è atteso nel corso del 2026, presumibilmente nel secondo semestre.
Come faccio a sapere quale CCNL applicare al mio ente? Dipende dalla forma giuridica dell’ente e dalle attività svolte. È una valutazione che spetta al consulente del lavoro. Per stimare costi e retribuzioni dei principali contratti del settore può essere utile un simulatore dedicato al Terzo Settore.

