Mentire sul curriculum vitae: perché non farlo

Prima regola di un buon curriculum: non si deve mai mentire sul proprio curriculum

Sappiamo bene che la mancanza di un lavoro adatto alle proprie attitudini può provocare ansia e frustrazione. E sappiamo anche che la ricerca ossessiva all’impiego dei sogni può spingervi a commettere alcune leggerezze, come inserire informazioni false o ingigantite all’interno del vostro curriculum.

In generale, molte persone ritengono che mentire sia una soluzione per sopperire alle proprie lacune di esperienza o di formazione. E spesso lo fanno in buona fede, con la speranza di superare una prima barriera di ingresso, per poi dimostrare sul campo il proprio valore. Per questo motivo, le bugie più diffuse riguardano:

  • Skills.
  • Master e titoli accademici.
  • Conoscenze linguistiche
  • Esperienza accumulata.
  • Mansioni ricoperte.

Se ci state facendo un pensierino – o se l’avete fatto in passato – vi diamo 3 buoni motivi per cambiare rotta. Perché, come direbbe Undici di Stranger Things: gli amici non mentono. E neanche i candidati.

1. Non ce n’è bisogno

Supponiamo che abbiate trovato una vacancy per un ruolo per il quale vi sentite portati, all’interno di un’organizzazione che apprezzate e seguite da molto. Allo stesso tempo, però, ci sono dei requisiti che vi mancano, ad esempio il titolo di studio e la conoscenza di due lingue straniere. Che fate? Taroccate leggermente il vostro CV oppure lasciate perdere la posizione?

Nessuna delle due opzioni. Provate lo stesso a candidarvi e valorizzate la vostra lettera di presentazione. Puntate sui vostri altri punti di forza. E, soprattutto, fate capire ai selezionatori che la vostra motivazione è di molto superiore alle vostre lacune, che conoscete bene e siete pronti a colmare.

I recruiter sanno che non esistono robot perfetti, ma esseri umani ma esseri umani incompleti. Allo stesso tempo apprezzano la sincerità, quando accompagnata da un onesto desiderio di migliorarsi.

2. Perderete il lavoro

Supponiamo invece che abbiate scelto di mentire e che siate riusciti a superare le diffidenze degli HR. Adesso inizia il lavoro sul campo. Probabilmente avete dichiarato, sia sul curriculum che ai colloqui, di essere degli esperti utilizzatori di Adobe Photoshop, di aver coordinato campagne di Fundraising o aver redatto centinaia di progetti.

Invece, siete degli utilizzatori dilettanti di Photoshop e nulla di più, avete svolto attività di Junior Fundraising durante uno stage o avete collaborato con il project manager per un breve periodo. Cosa farete quando il vostro responsabile vi chiederà di svolgere una mansione che richiede questo tipo di abilità? Ve lo diciamo noi: andrete nel pallone.

Per prima cosa cercherete di tergiversare e guadagnare tempo. Probabilmente inventerete scuse per giustificare la lentezza del vostro lavoro e indispettirete responsabili e colleghi. Le bugie sono come le ciliege: una tira l’altra. Fino a quando i nodi non verranno al pettine e così, al termine del vostro contratto o periodo di prova, non verrete riconfermati.

Tutto ciò però non sarebbe accaduto se foste stati sinceri fin dall’inizio. Magari sareste stati affiancati da colleghi più esperti, avreste imparato nuove abilità e sareste migliorati sul lavoro.

3. Danneggerete la vostra reputazione

Come spesso accade quando si parla di immagine, un errore può danneggiarti più di quanto 10 buone pratiche possano farti fare strada.

Essere etichettati come come bugiardi e poco affidabili, rischia di mettere a dura prova la credibilità della vostra reputazione. Il mondo del non profit, e non solo, vive molto di relazioni e networking, anche tra diverse realtà. Se avete perso il lavoro per questo motivo è possibile che ciò possa perseguitarvi in futuro.

Supponiamo che dopo un buon colloquio, il rectruiter alzi la cornetta per chiedere referenze al vostro vecchio capo, perché magari si conoscono. Quale direzione credete che prenderà la conversazione? Con tutta probabilità il vostro passato tornerà a galla e vi danneggerà, anche se, in questo caso siete stati sinceri. E così non sarà più solo una, ma saranno due le organizzazioni che difficilmente ti assumeranno.

Come vedete siete tornati al punto di partenza, senza aver ancora acquisito le competenze che vi separano dal vostro lavoro e senza esservi fatti conoscere per le vostre migliori qualità. Ne valeva la pena?

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