Le cooperative di tipo B danno lavoro a chi il mercato lascia fuori. E i numeri lo dimostrano
In Italia circa 5.300 cooperative sociali di inserimento lavorativo danno lavoro a decine di migliaia di persone in condizione di svantaggio. Sono numeri che il dibattito pubblico sul lavoro quasi mai cita, eppure raccontano un pezzo di economia reale: chi resta ai margini delle assunzioni ordinarie qui trova un rapporto di lavoro, non solo un percorso assistenziale.
Il tema รจ tornato sotto i riflettori il 27 e 28 giugno a Empoli, dove il festival B-Side ha messo al centro proprio le cooperative sociali di tipo B e il lavoro delle persone fragili, con due giorni tra musica, sport, cibo e confronto con le istituzioni. L’occasione รจ quella di un evento, ma la domanda che solleva รจ strutturale: cosa rende questo modello capace di assumere dove il resto del mercato si ferma?
Cosa sono le cooperative sociali di tipo B
Le cooperative sociali nascono dalla legge 381 del 1991, che le divide in due famiglie. Quelle di tipo A gestiscono servizi sociali, sanitari ed educativi. Quelle di tipo B hanno un altro scopo: svolgono attivitร economiche di qualunque genere (agricoltura, industria, commercio, servizi) con un obiettivo preciso, l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
La legge fissa una soglia chiara: le persone in condizione di svantaggio devono essere almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa. Rientrano in questa definizione, tra gli altri, le persone con disabilitร fisica, psichica o sensoriale, chi รจ in trattamento psichiatrico, le persone con dipendenze, i minori in difficoltร familiare in etร lavorativa e le persone detenute o in misura alternativa. Non รจ un tirocinio e non รจ volontariato: รจ un rapporto di lavoro, dentro un’impresa che sta sul mercato.
Perchรฉ un festival come quello di Empoli conta
Il valore di un appuntamento come B-Side non sta nel programma, ma nel messaggio che porta a chi decide. A Empoli le cooperative hanno chiesto alle istituzioni un patto per riconoscere la loro centralitร . La richiesta non รจ di assistenza, ma di regole e commesse: gli appalti pubblici e le convenzioni sono lo strumento con cui un ente locale puรฒ scegliere di far passare il proprio lavoro attraverso chi assume persone fragili.
ร un punto che riguarda da vicino chi lavora nel Terzo Settore. Dietro l’inserimento lavorativo non c’รจ solo una funzione sociale, c’รจ una filiera economica fatta di contratti, fatturato, competenze gestionali. Trattarla come beneficenza รจ il modo piรน rapido per indebolirla.
I numeri di un modello che funziona
Secondo lo studio di Euricse curato da Galera e Tallarini (2023), realizzato nell’ambito del progetto europeo B-WISE, le cooperative di inserimento lavorativo in Italia sono circa 5.300 e occupano tra 25.000 e 30.000 lavoratori svantaggiati, di cui una quota rilevante con disabilitร . L’ordine di grandezza รจ confermato dal Censimento permanente delle istituzioni non profit dell’ISTAT, che conta piรน di 5.000 cooperative di tipo B. La capacitร di queste imprese di assumere persone con disabilitร risulta nettamente superiore alla media del sistema economico nazionale.
Tradotto: dove il mercato ordinario fatica a integrare, la cooperazione sociale di tipo B costruisce occupazione stabile. Lo fa restando un’impresa, con i suoi conti da far quadrare. Un esempio della tenuta di questo mondo arriva dalla cronaca recente: il consorzio Solco Ravenna, che riunisce 17 cooperative sociali, ha chiuso il 2025 con un valore della produzione superiore a 56 milioni di euro, assistendo circa 3.760 persone. Non รจ un caso isolato, รจ il segno che reti e consorzi territoriali sanno reggere dimensioni economiche serie.
Le sfide che restano aperte
Raccontare solo i numeri positivi sarebbe disonesto. Le cooperative di tipo B convivono con problemi noti a chiunque lavori nel settore: margini stretti, dipendenza dagli appalti pubblici e dai loro ritardi, difficoltร a trattenere figure tecniche e gestionali capaci di reggere la complessitร . L’inserimento lavorativo, poi, non รจ un automatismo: accompagnare una persona fragile dentro un lavoro vero richiede tempo, tutoraggio e competenze che costano.
Sono nodi che non si sciolgono con la retorica della missione. Si sciolgono con commesse stabili, con una progettazione degli appalti che valorizzi davvero la clausola sociale, e con persone preparate a guidare queste organizzazioni. Ed รจ proprio sul lavoro, sulle persone che fanno funzionare gli enti, che si gioca buona parte del futuro del settore.
Cosa portare a casa
Le cooperative di tipo B sono una delle poche risposte concrete che il Paese ha messo in piedi al problema dell’occupazione delle persone svantaggiate. Funzionano perchรฉ restano imprese, non perchรฉ chiedono indulgenza. Difenderle significa trattarle da quello che sono: datori di lavoro che fanno una cosa difficile, e la fanno bene.
Su Job4Good, piattaforma per il lavoro nel Terzo Settore, le cooperative sociali raccontano chi sono e danno visibilitร alle loro opportunitร di lavoro a una community di professionisti del settore. ร da qui che passa, ogni giorno, una parte di questo lavoro.
Domande frequenti
Cosa distingue una cooperativa sociale di tipo A da una di tipo B?
Le cooperative di tipo A gestiscono servizi sociali, sanitari ed educativi. Quelle di tipo B svolgono attivitร economiche di vario genere con lo scopo di inserire al lavoro persone svantaggiate.
Quante persone svantaggiate deve impiegare una cooperativa di tipo B?
La legge 381 del 1991 prevede che le persone in condizione di svantaggio siano almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa.
Chi rientra tra i lavoratori svantaggiati?
Tra gli altri, persone con disabilitร fisica, psichica o sensoriale, persone in trattamento psichiatrico, persone con dipendenze, minori in difficoltร familiare in etร lavorativa, persone detenute o in misura alternativa.
Le cooperative di tipo B sono enti del Terzo Settore?
Sรฌ. Le cooperative sociali sono enti del Terzo Settore e imprese sociali di diritto. Restano disciplinate dalla legge 381 del 1991 e, per quanto compatibile, dalla normativa sull’impresa sociale e dal Codice del Terzo Settore.

