esperienze professionali

Come scrivere correttamente la sezione “Esperienze professionali” del curriculum

La voce esperienze professionali del curriculum è, probabilmente, una delle più importanti. Serve a confermare le vostre hard skills, la vostra attitudine al lavoro e la capacità di trasformare in pratica quanto appreso dal percorso di studi.

Inoltre, dice molto di voi in termini di risultati raggiunti, ambizione e dinamismo. Per questo motivo, è necessario curarla nei minimi dettagli, per convincere i recruiter che siete la persona giusta per lavorare in quella determinata organizzazione non profit.

Vogliamo darvi 5 utili consigli.

1. Elenchi puntati

La forma è sostanza. E la formattazione conta quanto il contenuto. Per questo motivo consigliamo di ordinare la sezione esperienze professionali in elenchi puntati: rende la lettura più fluida e permette di evidenziare le esperienze più importanti.

Cosa non fare:

  • “mi sono occupato delle campagne di digital fundraising, dedicandomi prevalentemente ai social media, in particolare Instagram. Ciò ha permesso all’organizzazione di aumentare del 15% i donatori appartenenti ai millenials”

Cosa fare:

  • aumento del 15% delle donazioni provenienti dai millenials;
  • sviluppo di campagne social-orientend;
  • sviluppo del visual storytelling su Instagram.

Fate parlare i risultati

Non importa quello che avete fatto, ma ciò che siete riusciti a ottenere. Ciò che realmente interessa ai recruiter, infatti, non è un elenco di mansioni, ma la vostra capacità di ragionare per obiettivi e quanto l’approccio sia orientato ai risultati. Ecco perché una sezione esperienze professionali vincente non deve elencare solo i compiti che avete eseguito in passato.

Dunque, un generico “social media management”, può diventare “aumento del 20% del traffico sulla landing page delle donazioni, dalla pagina Facebook”.

Date i numeri

I risultati raggiunti devono essere quantificabili. La credibilità del vostro successo passa, infatti, da quanto questo sia dimostrabile. E cosa c’è di più obiettivo di un dato numerico?

Ci sono molti modi per quantificare le vostre esperienze professionali.

  • Denaro: 15mila euro di donazioni esclusivamente tramite il crowdfunding.
  • Percentuale: 20% in più di engagement sulla pagina Facebook dell’organizzazione, in un anno.
  • Persone coinvolte: formati 60 volontari, in 5 corsi in un anno.
  • Progetti: realizzati 6 campi sportivi in altrettante periferie.

Siamo sicuri che, qualunque sia la vostra esperienza passata, se scavate a fondo, troverete il modo di tradurla in matematica.

Less is more

Se avete molta esperienza e se avete lavorato per diverse organizzazioni, non è necessariamente necessario inserirle tutte. Studiate bene la vacancy per la quale vi state candidando e valutate attentamente quelle che possono essere un valore aggiunto.

I recruiter sono sommersi da centinaia di candidature per ogni offerta di lavoro e hanno poco tempo per selezionare il professionista giusto. Tradotto: non fategli perdere tempo. Probabilmente, il vostro profilo sarà quello più adatto, ma non arriverete mai al colloquio se non superate la prima cernita.

Per questo motivo, ci sentiamo di darvi un consiglio, selezionate le 4 esperienze professionali che ritenete possano essere un valore aggiunto, tenendo conto di queste quattro variabili:

  1. aderenza alla vacancy;
  2. distanza nel tempo (dalla più recente alla meno recente);
  3. durata del lavoro (dalla più lunga alla più breve);
  4. livello di responsabilità del ruolo.

Non inserire il volontariato

Nessun fraintendimento: il volontariato deve essere inserito nel curriculum. Se ci si candida per una organizzazione non profit, essere (o essere stati) un volontario è un’arma in più. Permette, infatti, di evidenziare ulteriori skills e dimostra il vostro spirito, orientato al sociale.

Tuttavia, quella dedicata al volontariato è una sezione a parte del vostro curriculum. Tenete ben distinte le esperienze professionali pregresse dal resto. Volontariato compreso.

 

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