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Personal branding: l’esperienza di Elena Giudice di Assistente Sociale Privato

“La libera professione è una mia scelta. Allo stesso tempo, però è stata una necessità: dopo il dottorato è stato difficile trovare lavoro nel mio settore”.

Elena Giudice è un’assistente sociale. Si occupa di conflitti familiari: offre consulenze a famiglie e avvocati come freelance.

La sua attività si chiama Assistente Sociale Privato ed è il frutto di una strategia di personal branding, perché, ci ha detto: “voglio essere libera di fare ciò mi piace e che sono capace a fare”.

Le abbiamo fatto qualche domanda.

Buongiorno Elena, come nasce Assistente Sociale Privato?

La prima cosa che ho fatto è stata rivolgermi a un professionista, un personal branding strategist: Luigi Centenaro. Con lui abbiamo messo a fuoco un’idea imprenditoriale.

Come accade in questi casi, il primo step è fare una vera e propria indagine di mercato, analizzare i bisogni e individuare un target. Per questo motivo, non è nato immediatamente Assistente Sociale Privato: ma ho deciso di propormi come family coach.

C’era qualcosa di incompleto, però. Ho messo a fuoco che quello che volevo realmente fare era l’assistente sociale. Il mio interesse non era operare in un campo che fosse, solamente, vendibile. Volevo esercitare appieno la mia professione, per la quale avevo studiato molto e impegnato energie. Insomma, volevo aiutare le persone in difficoltà e nella lotta per la difesa dei propri diritti. Ovviamente, cercando una proposta originale che ancora non c’era.

Ed ecco che è nato Assistente Sociale Privato. Ho scelto volontariamente un nome che contenesse all’interno già la definizione del lavoro. Da lì, sono nati sito e pagina Facebook.

Quali sono i principali ambiti di intervento?

Lavoro molto con i giovani, come formatrice di assistenti sociali. Loro sono il mio target ed è il motivo per il quale utilizzo parecchio i social network, per raggiungerli e coinvolgerli. Quello della formazione è stato il primo gradino. Poi è arrivato il contatto con i clienti e le consulenze.

In particolare, mi rivolgo agli avvocati che si occupano di diritto familiare. Ma non solo: anche con le famiglie che mi contattano direttamente. Spesso si tratta di famiglie che hanno a che fare con i servizi sociali e che hanno già un mandato dell’autorità giudiziaria. Li aiuto nell’interfacciarsi con i servizi, a comunicare con loro e nella gestione delle pratiche.

L’utilizzo dei nuovi media è sempre più pervasivo. Come è cambiato il tuo lavoro?

Di certo è cambiato molto. Ma tutto dipende dal target a cui ci si rivolge.

Ti faccio degli esempi. Nel mio ambito, tramite Facebook, raggiungo molti giovani. Ma anche famiglie: alcune richieste arrivano direttamente da lì. E io voglio raggiungere proprio loro, quindi sfrutto la piattaforma.

Se, invece, il mio ambito di intervento fossero le famiglie con malati di Alzheimer, probabilmente sfrutterei maggiormente Linkedin, dove la rete delle associazioni e professionisti del questo settore è più viva.

Insomma, alla base c’è una strategia. La gestione dei social richiede energie, le pagine vanno curate e seguite. E tali energie bisogna orientarle nel modo giusto.

Infine, questi strumenti da soli non bastano. Io stessa sono riuscita a costruire la mia rete, perché avevo già una credibilità come professionista.

Hai lavorato sia come dipendente, che come freelance. Quali sono le differenze principali?

Lavorare privatamente è più complesso, nel mio ambito. Non hai un contenitore istituzionale a cui fare riferimento e che pone regole precise. Tali confini, devi contrattarli direttamente con il cliente e con gli enti con i quali ti interfacci.

Ti faccio un esempio. In una consulenza per un avvocato, per un caso dove ci sono già i servizi coinvolti. Chiaramente, mi capiterà di dover contattare un determinato servizio pubblico, per raccogliere informazioni. Ecco, quando mi presento come libera professionista può capitare di non ricevere nessuna risposta. Ciò rende molto difficile avere tutte le informazioni di cui necessito per svolgere il mio lavoro.

Se, invece, lavori come dipendente per un’istituzione, che ha il mandato dell’autorità giudiziaria, ciò non accade. Ecco, non ho un’istituzione che ha un determinato potere, che ha degli spazi ben definiti e delle regole a cui le persone si devono attenere.

Ogni giorno devo ricontrattare e ridefinire queste regole.

Detto questo ci sono grandi lati positivi. Innanzi tutto decido di fare ciò che mi piace e ciò che sono capace a fare. Investo il tempo e le risorse in quello che realmente mi interessa. Ho la possibilità costante di mettere in atto progetti e idee sempre nuove, per conto mio. Inoltre, posso scegliere direttamente i miei collaboratori. Senza imposizioni.

Ti senti di dare qualche consiglio a chi vuole intraprendere questa carriera?

Se lavori privatamente, quello che devi fare è distinguerti.

Imparate bene una lingua. Almeno la conoscenza dell’inglese. Soprattutto per la formazione: ti permette di accedere a corsi e letteratura in lingua. Ciò ti garantisce di allargare i tuoi orizzonti, anche fuori dal contesto italiano.

Un altro consiglio è: differenziatevi. Non è possibile operare in tutti gli ambiti. Sceglietene uno e specializzatevi su quello. Ma non solo, all’inizio della vostra carriera, puntate su qualcosa che non sia estremamente complesso. Fate esperienza con qualcosa di accessibile e, via via, alzate l’asticella.

Conoscete voi stessi e sfruttate i vostri punti di forza. Ad esempio, conoscete il linguaggio dei segni? Utilizzate questa skill per raggiungere una determinata nicchia. Oppure avete insegnato yoga? Utilizzate questa competenza, per organizzare gruppi di mamme. Insomma, attingete dal vostro bagaglio personale per creare idee e progetti.

Infine, investite in formazione. Andate oltre ciò che avete imparato all’Università. Scegliete corsi di formazione per sviluppare competenze operative concrete. Investire è importante, non scegliete il corso che costa meno.

Interviste

Un commento su “Personal branding: l’esperienza di Elena Giudice di Assistente Sociale Privato

  1. FreeSami8216 on Rispondi

    Interessante! Sono un’assistente sociale e vorrei aprire una pagina di consulenza privata. Non so da dove iniziare, potrebbe darmi qualche consiglio?Grazie

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