La professione dell’educatore è in crisi e senza giovani il welfare non regge
La carenza di giovani interessati a diventare educatori sta diventando un problema strutturale. I numeri recenti lo confermano. Nell’anno accademico 2025-26, per i corsi di laurea in Educatore professionale sanitario (classe L/SNT2) l’offerta era di 844 posti in tutta Italia, ma sono arrivate solo 546 candidature. Il 35% dei posti è rimasto vuoto, un dato che fotografa la crisi di attrattività di un percorso che invece forma figure centrali per il welfare.
Il fenomeno non è isolato. Negli anni precedenti, il rapporto tra domande e posti disponibili è passato da 0,97 nel 2021/22 a 0,6 nel 2025/26. Una discesa netta che mostra una perdita di interesse sistematica verso questa professione.
Per molti giovani la professione non appare sostenibile: impegno elevato, responsabilità rilevante, condizioni economiche deboli e sviluppo di carriera incerto. Nel frattempo la domanda di educatori nel Terzo Settore, nella disabilità, nei servizi sociali e nell’inclusione continua a crescere. Il risultato è un divario crescente tra bisogni reali dei territori e numero di nuovi professionisti disponibili.
Le conseguenze sono già visibili. Cooperative sociali, enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore fanno una crescente fatica a trovare profili qualificati. Il rischio è un indebolimento dei servizi, un aumento delle liste d’attesa e una minore stabilità dei progetti educativi.
Serve una risposta chiara. Ripensare il valore della professione significa agire su più fronti: retribuzioni più adeguate, contratti più trasparenti, percorsi di carriera definiti, ma anche un nuovo modo di raccontare il ruolo dell’educatore. Bisogna rendere evidente che non si tratta di un lavoro “vocazionale e basta”, ma di una professione a forte impatto pubblico e sociale.
Senza una nuova generazione di educatori, il welfare locale non potrà sostenere le sfide dei prossimi anni. Il sistema ha bisogno di attrarre nuovi talenti, valorizzare quelli già presenti e riconoscere, finalmente, la centralità del lavoro educativo per il futuro delle comunità.
- per approfondire consigliamo l’articolo di Francesco Dente su Vita.it
- vedi le posizioni aperte per educatori, pubblicate su Job4Good


