Soft skills per lavorare nel non profit: la flessibilità

Flessibilità di orari e  mansioni. Le organizzazioni non profit sono sempre di più alla ricerca di professionisti multidisciplinari e camaleontici. Complice anche la rivoluzione tecnologica e l’evoluzione della comunicazione, il mondo del lavoro è sempre meno rigido e con confini sempre più sfumati.

Cosa deve fare, quindi, il professionista del terzo settore? Diventare più fluido.

Proviamo a darvi qualche consiglio.

Adattatevi

O, se preferita, evolvetevi. Il mercato del lavoro è in costante cambiamento. Molto di più rispetto alla generazione dei nostri genitori. E l’unico modo per restare al passo con il cambiamento è quello di adattarsi.

Gli assiomi che caratterizzavano una professione, anche solo 5 anni fa, possono non essere più gli stessi, ora. Pensate, ad esempio, alla figura del Communication specialist, che si deve confrontare sempre di più con nuove piattaforme. Oppure un project manager, che deve approcciarsi a banche dati ed istituzioni sempre più differenziate e complesse, per attingere a dati e bandi.

La rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo ha come conseguenza un profondo cambiamento culturale e nelle relazioni umane. In maniera direttamente proporzionale, ciò si ripercuote anche sul mondo del lavoro.

Le professionalità cambiano. E voi dovete cambiare con loro.

Formazione

L’adattamento non viene da solo, ma dovete accompagnarlo. Prendetevi il tempo per frequentare almeno due corsi di formazione all’anno.

  1. Per implementare le skills relative al vostro ruolo.
  2. Per imparare un lavoro diverso.

Facciamo un esempio. Se vi occupate di raccolta fondi, potete scegliere di frequentare:

  1. un corso di avvicinamento al mondo del crowfunding;
  2. un corso per la realizzazione progetti, per bandi della Comunità Europea.

La formazione è importante, non solo per apprendere nuove competenze o implementare quelle già esistenti. Ma anche per fare networking e conoscere persone. Magari queste conoscenze potranno trasformarsi in collaborazioni professionali.

Altrimenti, avrete comunque stretto nuove amicizie.

Fare della propria passione un lavoro?

È l’aspirazione di molti. Tuttavia amare il proprio lavoro, non deve necessariamente coincidere con lavorare per ciò che si ama.

Ci spieghiamo meglio.

Supponiamo che voi siate grandi appassionati di calcio, che seguiate la vostra squadra del cuore ogni domenica. Non vuol dire che dobbiate diventare calciatori professionisti. Oppure, se siete fan accaniti di Bruce Springsteen, non è detto che la vostra strada sia quella del chitarrista rock.

A volte la vita ci riserva delle sorprese e la strada che abbiamo deciso di intraprendere potrebbe essere costellata di ostacoli insormontabili. Per questo motivo, non dovete lasciarvi affliggere. Anzi, a volte cambiare strada può rivelarsi la scelta migliore: per la vostra carriera e per la vostra felicità.

Inoltre, differenziare vita personale e professionale, giova al vostro equilibrio e alla vostra qualità della vita. Con conseguente miglioramento anche nel rendimento lavorativo.

Siate multitasking

Dunque, non fossilizzatevi solamente su una vostra particolare qualità.

Nelle organizzazioni non profit, sono sempre più richiesi profili che siano in grado di coprire posizioni più ampie. Pensate alla figura dell’HR manager, un ruolo molto ampio: recruiting, professionista legale ed economico, formatore.

Oppure il cooperante, che deve saper operare in diversi ambiti a seconda delle necessità e delle contingenze.

Inoltre, le organizzazioni più piccole, non hanno sempre la disponibilità economica per assumere professionisti in modo da coprire tutti i ruoli di cui anni bisogno. Per questo motivo, se sarete in grado di fornire un contributo su più fronti, guadagnerete un vantaggio competitivo su altri eventuali candidati.

Infine, potrà capitarvi, nel corso della vostra carriera, di dover far fronte alla gestione di casi complessi, anche da soli. Cosa succede se il vostro collega si ammala, a ridosso di una scadenza? E se, in caso di riorganizzazione interna, vi trovate di fronte a un momento più fluido nella divisione del lavoro? La flessibilità vi aiuterà molto nella gestione delle crisi: vi sentirete all’altezza anche fuori dalla vostra comfort zone, riducendo stress e frustrazioni.

Orario

Imparate a gestire il vostro tempo. Vi saranno periodi più intensi e alcuni, invece, di decompressione. Se siete vicini alla scadenza di un bando, probabilmente vi toccherà fare degli straordinari e lavorare di più. Nel periodo delle feste, invece, dovrete aumentare gli sforzi per le campagne di raccolta fondi.

Non siate testardi e mettete in conto che dovete lavorare sodo per ottenere i risultati.

Nei momenti di poco lavoro, invece, approfittatene per prendere qualche giorno di ferie, allungate i weekend o riducete l’orario per qualche settimana, se ne avete la possibilità. Vi servirà per ricaricarvi ed evitare il burnout.

Career Coaching

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