Professione fundraiser: tra l’ospedale e l’organizzatore della raccolta fondi

La nostra fundraiser Annachiara Feltracco si racconta, tra attivismo e solide competenze: “Per aiutare gli ospedali in emergenza, puntare all’obiettivo e non mollare!”


Annachiara Feltracco (vedi il suo profilo LinkedIn) fa parte del team dei
fundraiser che in questo periodo ha deciso di supportare gratuitamente gli ospedali beneficiari di crowdfunding, nell’ambito della campagna #FundraiserPerGliOspedali. 38 anni, laureata in Scienze dell’interculturalità con indirizzo arabistica, il Master in Fundraising, è oggi responsabile della comunicazione del fundraising per l’associazione di volontariato Diabete Romagna Onlus. 

Annachiara nella sua personale esperienza ha constatato l’importanza del ruolo del fundraiser che spesso si trova a fare da ‘ponte’ perché ha ben presente l’intero processo di una campagna di raccolta fondi. E questa figura collante si piazza quindi al centro tra l’ente, l’ospedale, e chi organizza praticamente la raccolta, e riesce – grazie ai propri strumenti e competenze – a vedere eventuali criticità e sapere come risolverle. 

Il fundraiser è colui che punta all’obiettivo e non molla! Ci inseriamo tra l’organiser che si occupa di tutta la parte gestionale fino all’invio del bonifico ma che non sa come monitorare poi l’effettiva consegna dello stesso all’ente beneficiario; e il beneficiario che può sapere della raccolta fondi ma che non vede magari consegnato il bonifico e quindi non sa come gestire questa falla. Il ruolo del fundraiser quindi è fondamentale per rendere fluido tutto il ciclo e dare consigli e assistenza sui vari passaggi.”, ci racconta.

Sottolinea quindi la spontaneità, la genuinità e anche il pizzico di ingenuità di chi raccoglie i fondi che non si pone il problema che ci possano essere degli intoppi durante le varie fasi. E questo è il motivo per cui, pur avendo i reciproci contatti, spesso il fundraiser si trova a fare da collante e da ‘mediatore’ tra l’ospedale e l’organizzatore. In tutto questo chi viene però trascurato è il donatore: anche qui, non per mancanza di attenzione, ma per mancanza di conoscenze. Perché l’organiser crede che sia di interesse dell’ospedale, l’ospedale invece – che è l’effettivo destinatario dei fondi – crede sia compito di chi ha organizzato il tutto. E anche in questo senso il fundraiser risulta essere indispensabile perché fornisce suggerimenti e supporto sulla circolarità dell’intero flusso. 

L’aspetto rilevante è che riceviamo feedback positivi sul nostro operato, veniamo ringraziati perché controlliamo, ci prendiamo la briga di aiutarli e di sincerarci che la raccolta vada a buon fine. E questo ci viene riconosciuto e ci fa essere ancora più motivati”, continua Annachiara.

In queste settimane, infatti, Annachiara ha ricevuto un riscontro da tre dirigenti ospedalieri. Il primo ha ringraziato per la relazione e per il suo contatto, nonostante tutto si sia svolto regolarmente a parte il bonifico che ha impiegato un po’ per arrivare nelle casse dell’ospedale. Il secondo feedback è arrivato da una dirigente ospedaliera che fa presente che era arrivato un bonifico importante di 300 mila euro, ma non i bonifici successivi che su GoFundMe risultano andati in porto e trasferiti. In questo caso Annachiara ha riscontrato una mancanza di informazione tra i tre attori, ossia la piattaforma, l’ente e l’organiser. In questo caso con le sue competenze, Annachiara ha fornito assistenza per capire quale fosse la criticità e perché sulla piattaforma risultava che il bonifico fosse stato inviato, mentre l’amministrazione dell’ospedale non li ritrovava nel proprio conto.

Il terzo riscontro è arrivato poi dal dirigente di un’altra realtà che ha ricevuto una donazione di 350 mila euro proveniente da una campagna organizzata da un gruppo di ragazzi molto giovani, studenti della facoltà di medicina. I ragazzi si sono inseriti come beneficiari sulla piattaforma e hanno poi fatto un bonifico sul conto dell’ospedale: hanno quindi rigirato l’ostacolo, autodesignandosi come beneficiari e girando poi l’intero importo all’ente. 

È stato molto interessante vedere come i più giovani abbiano trovato un escamotage pur di fare bene, affidandosi totalmente alla loro spontaneità e usando anche una buona dose di incoscienza, senza preoccuparsi delle conseguenze delle loro azioni! Il fundraiser è molto attento a ogni aspetto, e impara col tempo a valutare i rischi di ogni singolo comportamento e si preoccupa di dimostrare che quello che sta facendo lo fa bene, sulla base di criteri oggettivi”, conclude Annachiara.

 

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